ritorno

Schacht, Hjalmar (1877-1970)

 

finanziere e uomo politico tedesco, alto funzionario della Dresdner Bank e poi della Darmstädter und National Bank;

1914-18, consigliere finanziario del governo tedesco del Belgio occupato; 

1923, quando la grande inflazione colpisce la Germania, viene nominato commissario alla moneta presso il ministero delle finanze con l'incarico di risanare la situazione monetaria; novembre, ci riesce brillantemente; dicembre, presidente della Reichsbank (la banca di stato) si dimette per protesta contro la politica di riparazioni imposta dagli alleati alla Germania 

1933, marzo, subito dopo l'ascesa di Hitler al potere è ancora nominato presidente della Reichsbank; 

1934, luglio, ministro dell'economia, riesce a riportare in equilibrio la bilancia dei pagamenti e a ridurre drasticamente la disoccupazione;

1937, novembre, i contrasti con H. Göring lo costringono ad abbandonare il ministero dell'economia;

1939, gennaio è costretto a rassegnare le dimissioni anche dalla presidenza della Reichsbank in quanto considerato troppo conservatore il suo indirizzo di politica finanziaria, mirante ad una riduzione delle spese per gli armamenti;

1944, luglio, entrato in contatto con gli ambienti dell'opposizione antinazista, dopo l'attentato a Hitler viene internato in un campo di prigionia (Flossenbürg)

1945, maggio, viene liberato dalle truppe statunitensi e successivamente confinato a Capri

1947 maggio, processato e assolto al processo di Norimberga, viene condannato da un tribunale tedesco a otto anni di detenzione come criminale nazista, ma è liberato quasi subito per motivi di età

1954, fa uno spettacolare rientro nell'ambiente finanziario della Germania occidentale fondando la banca Schacht & Co. e svolgendo attività di consigliere finanziario di numerosi paesi del Terzo Mondo.

 

Schacht disprezzava i nazisti, ma pensò di poter addomesticare il demonio. Si era fatto la fama internazionale di genio per aver domato l'iperinflazione degli anni venti. Comprese che le folli riparazioni di guerra previste dal Trattato di Versailles avrebbero affamato la Germania per un secolo. Comprese che nessun tedesco, giustamente, avrebbe mai accettato l'infame articolo 231, che addossava alla Germania tutta la responsabilità per la Grande Guerra. Comprese che dal Reichstag non sarebbe mai venuta fuori una voce unisona e intelligente. La Germania aveva bisogno di riarmarsi per sedere decentemente al tavolo delle trattative. La neutralità doveva essere una neutralità armata. Così si sarebbero evitate le riparazioni e la Germania avrebbe potuto impiegare il capitale per riprendere le esportazioni e riassorbire la disoccupazione.

Schacht  amava il commercio, per ogni dove, in tutti i momenti e con chicchessia. Era il suo linguaggio, la sua musica, la sua religione. Il valore delle nazioni doveva per lui misurarsi sul piano culturale ed economico. I banchieri centrali hanno questo vantaggio sugli intellettuali: mentre loro possono elaborare teorie della cultura (e possono tentare di finanziarle), gli intellettuali generalmente non capiscono la banca. 

Schacht era un banchiere conservatore che credeva di sapere il segreto della civiltà: proprietà privata, libero mercato, gold standard, esportazioni e profitti. Si oppose alle avventure militari di Hitler, ad ogni passo; ad ogni passo lo esortò a negoziare la pace. Gli negò il credito della "sua" Reichsbank finché dovette cedere ogni carica. Complottò il 20 luglio 1944 per uccidere Hitler. Fu imprigionato dalle SS (a Flossenbürg). Fu processato e assolto a Norimberga. 

 

"Fra quelli ritrovati nel campo c’era Kurt Von Schuschnig, ex cancelliere dell'Austria, Leopold, il re dei belgi, il principe Albrecht d'Austria e Hjalmar Schacht, ministro delle finanze del reich"

ritorno