ritorno

                                                                   01.jpg

                                  02.jpg

Aurelio nasce a Guanzate  il 26 marzo dell’anno 1926, in una famiglia di umili origini, precisamente in una cascina sita in via Madonna, tuttora esistente, chiamata cascina “Buona”.
Fin da bambino si appassiona alla musica , in modo particolare alla fisarmonica, strumento che non abbandonerà durante il corso della sua,purtroppo,breve vita.

                                                             03.jpg

Frequenta le scuole professionali “Francesco Baracca” a Como, in via Brambilla,  dove aderisce al movimento giovanile antifascista.

                                                         04.jpg

 In quegli anni, i tedeschi deportavano in Germania i giovani italiani dell’età circa di Aurelio, per obbligarli a lavorare all’interno delle loro fabbriche, evitando così loro il servizio militare italiano.  Avendo un impiego stabile in Questura a Como, Aurelio fu fortunato, in quanto riuscì ad evitare la deportazione in Germania. Grazie a ciò, ebbe anche l’opportunità di avere informazioni segrete da poter comunicare ai compagni e partigiani che, nel frattempo, si stavano organizzando in riunioni segrete.Tutto ciò riusciva facile ad Aurelio, come eludere i controlli dei tedeschi ai posti di blocco:

                                                                     05.jpg

la sua tattica particolare consisteva nello sfruttare il suo talento musicale e, siccome dimostrava anche un’età inferiore alla reale, con discrezione, viaggiando accompagnato da un somarello e suonando la fisarmonica, portava viveri ed informazioni ai compagni nascosti, senza essere scoperto.

                                  06.jpg

Ciò si deduce da lettere inviate ai genitori, datate giugno 1944, le quali testimoniano il passaggio di Aurelio a Corenno Plinio, vicino a Dervio, probabile postazione in montagna dei compagni partigiani.

Un delatore,però, riferì tutto ciò ai tedeschi, i quali fecero intercettare Aurelio mentre, come al solito, portava le informazioni ai compagni i quali, su ordine del loro comandante ENRICO MATTEI (futuro presidente dell’ENI) della 55° Brigata Garibaldina, (capeggiata da SANDRO PERTINI, futuro presidente della Repubblica Italiana) sentendosi braccati, fuggirono da Como sulle montagne venete.

Durante la sua  permanenza sulle montagne,assieme ai compagni, per i medesimi motivi e caratteristiche adottate a Como, Aurelio riusciva a trasportare armi e munizioni, nonché viveri alle formazioni presenti; purtroppo nel mese di luglio del 1944, un’altra imboscata attendeva loro, sempre da parte di delazione ai tedeschi.

Ne successe che questi ultimi circondarono quella zona, con le seguenti conseguenze: da un versante della montagna scese una parte dei compagni ove trovarono la morte, assassinati e trucidati dai tedeschi, mentre una retata posta all’altro versante fece si che Aurelio fu catturato e reso prigioniero, poi ferito a seguito della cattura e successivamente portato nel braccio tedesco del carcere di San Vittore a Milano.

                                                      10.jpg

Compagni di prigionia di Aurelio a San Vittore furono: Michele Bongiorno (Mike Bongiorno), Indro Montanelli e Eugenio Pertini, fratello del presidente Sandro, che lo seguì poi nella deportazione a Flossenburg.

Aurelio comunicò dal carcere di san Vittore con la famiglia, ove riferì della sua cattura..

                                 11bis.jpg
I genitori di Aurelio,i miei nonni, implorarono ripetutamente il feldmaresciallo tedesco “ALBERT KESSERLING”  al fine di poter scarcerare il figlio Aurelio, tenendo in considerazione la sua giovane età; purtroppo ebbero sempre riscontro negativo.

                                                                    12.jpg

Ricorsero così all’intercessione della Santa Sede nella persona dell’allora pontefice PIO XII tramite il Card. Schuster, il quale riuscì a strappare la speranza di poter concedere la libertà ad Aurelio.

Ma, il giorno prima che pervenisse il permesso di libertà concesso, Aurelio fu fatto salire su un carro di bestiame con destinazione Bolzano: era il 17/08/1944.

                                        14.jpg

 Dopo una permanenza forzata nel carcere di Bolzano, fu fatto salire su un treno piombato, denominato “CONVOGLIO 81”, partito il 5 settembre 1944 e arrivato dopo due giorni, con destinazione “Flossenburg” in Baviera,situato al confine con la Cecoslovacchia

                                                16.jpg

 Alcuni documenti ufficiali ed originali ne testimoniano l’arrivo…   

                                                17.jpg

 La sua presenza all’ingresso del campo….

                                 18.jpg

 Nonché il check-in con gli effetti e gli indumenti personali…..

                                                     19.jpg                                                 

  Anche qui a Flossenburg come ad Auschwitz, in Polonia, all’ingresso Aurelio troverà scolpita su un blocco di granito, la oramai famosa frase in tedesco “Il lavoro rende liberi”

                                                                       20.JPG

Non sapremo mai cosa provò Aurelio in quel momento: possiamo solo immaginare paura, angoscia e sicuramente senso di smarrimento.

La destinazione di Aurelio, per via del sovraffollamento del campo, fu il BLOCCO 23

                                  78979.jpg

Il BLOCCO 23 era in fondo al campo, verso destra.

Avanti pochi metri c’era un altro blocco, il 24, e di fronte ad esso, c’erano le latrine.

I due blocchi e le latrine erano isolati dal resto del campo da una rete, essendo il blocco 23 destinato a isolamento e quarantena e il 24 composto da deportati terminali senza più alcuna speranza.

Davanti ai blocchi 23 e 24 sotto qualche metro, vi erano i forni crematori,       

                                                                  23.jpg                           

 che funzionavano a pieno ritmo: appena dopo il blocco della morte, il 24, vi erano una scalinata, la quale conduceva al crematorio ed un cancello,sormontato da un reticolato percorso dall’alta tensione.

                                                     24.jpg

Vicino c’erano: la torretta in muratura, dove dimorava la guardia delle SS,munita di mitragliatrice e di un faro di intercettazione.

Le latrine erano situate in un’area grande circa un terzo dei blocchi: al centro era presente una rete che divideva a metà la zona.

Per i bisogni corporali, nel centro si trovava una grossa buca, sopra la quale si trovava una tavola trasversale.

Tutto intorno al perimetro del locale c’era un lavandino in legno con diversi rubinetti.

Quando il forno crematorio non era più in grado di smaltire l’enorme mole di ingrato lavoro, quei pietosi corpi venivano accatastati proprio sotto il lavandino.

                                                                     26.jpg     

I tedeschi scrivevano sul torace dei poveri cadaveri, la loro nazionalità, l’età e il numero di matricola.

Vi erano alcuni addetti che ispezionavano le bocche dei cadaveri in cerca di denti d’oro da sottrarre prima della cremazione.

Il momento più deplorevole delle latrine, era ogni mattino intorno alle 4.00-4.30 alla sveglia quando bisognava fare il più presto possibile, prima dell’arrivo delle persone del blocco 24, quasi tutti colpiti dalla dissenteria e dallo scorbuto, che, malgrado queste condizioni, venivano maltrattati dagli addetti delle latrine: quell’orrendo posto doveva asservire a diverse centinaia di persone.

Aurelio fu costretto a subire questi atroci trattamenti fino al 30/09/1944, data del suo trasferimento al sottocampo di HERSBRUCK, sottocampo vicino a Flossenburg.

Li fu addetto, molto probabilmente, alla costruzione di aerei militari Messerschmitt F109, in caverne scavate nella roccia.

                                               28.jpg

 Il lavoro era molto, così come le percosse che dovette subire, mentre il cibo scarseggiava, così come pure le cure mediche. Un giorno, forse a causa dell’estrema debolezza, gli cadde un pezzo metallico dalle mani, danneggiandolo.

 Accusato dai tedeschi di sabotaggio per l’accaduto, fu appeso per i pollici e sferzato a sangue.

Dopo mesi di simili maltrattamenti (come ricorderà un suo compagno di prigionia, il maggiore dell’esercito UBALDO PESAPANE di Seregno) , ebbe il corpo stremato, ma lo spirito intatto e vivo.

 Morì di stenti il 16 marzo 1945, in seguito a sfinimento per i maltrattamenti subiti, forse cremato ancora vivo, solo appena pochi giorni prima della liberazione del campo da parte degli americani.

 La segreteria di Stato di Sua Santità PIO XII, successivamente, emise un comunicato destinato alla famiglia, con la conferma dell’avvenuta morte.

                                                          30.jpg

 Una lapide posta all’entrata del cimitero di Guanzate ne ricorda il sacrificio e la memoria, per aver offerto la propria vita per la patria.

                                              31.jpg

Diversi i riconoscimenti:dall’ANPI,

                                              32.jpg

                    al BREVETTO DI PARTIGIANO, firmato da ENRICO MATTEI in persona.

                                                33.jpg

Ora Aurelio riposa in pace in una fossa comune all’interno del campo di concentramento di Flossenburg, ora trasformato in museo a TESTIMONIANZA delle atrocità delle quali l’uomo è stato capace.

                                       34.jpg

Testamento spirituale di Aurelio destinato alla famiglia, così come da sue testuali parole, riportate da un suo compagno:

“Ricordo e non dimenticherò mai più le tue brevi parole che mi hai sussurrato sottovoce mentre ti mettevi in cammino: se non ritorno….e se tu avrai fortuna, porta il mio saluto ai miei cari genitori e ai miei fratelli e digli di ricordarsi di me e di perdonarmi se sono spinto a morire innocente….”

 

                                         35.jpg

 

 

                                                                                              Ivan Bancora 2015 nipote diretto.

Ritorno