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Un libro di Eraldo Affinati, “Un teologo contro Hitler”,  Mondadori, 2002

di Elisabetta Rasy (corriere.it)


        Dietrich Bonhoeffer

 

Il primo settembre 1939, mentre le truppe della Wehrmacht forzavano le frontiere della Polonia, Hitler firmava di suo pugno una dichiarazione nella quale si autorizzavano alcuni medici «a concedere la morte per grazia ai malati considerati incurabili». Era l'inizio ufficiale del programma di eutanasia dei malati di mente, quei deboli che secondo il Führer oscuravano l'orizzonte radioso del Reich. In quello stesso anno un giovane pastore protestante, Dietrich Bonhoeffer, aveva scritto: «Ogni comunità cristiana deve sapere che non solo i deboli hanno bisogno dei forti, ma che questi ultimi non possono essere veramente uomini senza i primi». Ma sempre in quello stesso anno, pochi giorni prima dell'inizio della Seconda guerra mondiale, Bonhoeffer aveva deciso che non bastava più una resistenza morale e religiosa al nazismo, che era arrivato il momento dell'azione. Così quando Wilhelm Canaris, capo dell’Abwehr, il servizio segreto militare, lo chiamò a lavorare con sé, accettò l'invito. Canaris, brillante doppiogiochista, patriota e antinazista, lo mise alle dipendenze di Hans Oster, protagonista della fallita congiura dei generali nel settembre del '38: l'allora trentatreenne pastore sapeva che accettando quell'incarico sarebbe entrato nella cospirazione contro Hitler. Non sapeva di firmare il suo atto di morte, che arrivò sei anni dopo, pochi giorni prima dell'arrivo delle truppe alleate: lo impiccarono nudo, all'alba del 9 aprile, nel campo di Flossenbürg nella foresta boemo-bavarese. Canaris, Oster e altri furono giustiziati lo stesso giorno.

Il caso Bonhoeffer è ora riaperto dal libro di Eraldo Affinati Un teologo contro Hitler tra qualche giorno in libreria per Mondadori. Non si tratta di una biografia né di un saggio critico ma di un viaggio - in un affascinante e sapiente va e vieni tra vita interiore e vita materiale, tra documenti e testimonianze, tra quel passato e il nostro presente - sulle tracce di questo singolare personaggio nella cui vita la storia politica e quella militare, la storia religiosa e quella morale della Germania hitleriana si trovano saldamente intrecciate. Bonhoeffer, rampollo di un’importante famiglia di notabili borghesi, apparteneva per nascita a quel vecchio ceto di stampo prussiano che si opponeva tanto orgogliosamente quanto vanamente al nazismo. Ma la sua vocazione religiosa e il suo impegno nella chiesa lo avevano messo al centro di una battaglia ancora più tormentata di quella fra vecchi e nuovi tedeschi. E' il Kirchenkampf, la guerra che si svolge non soltanto tra la chiesa cristiana e Hitler, ma all'interno delle comunità evangeliche tedesche - per i cattolici Eugenio Pacelli, futuro Pio XII, allora segretario di Stato aveva firmato con il Reich un Concordato nel 1933, che non impedì però la persecuzione e l'uccisione di molti sacerdoti. Nel 1934, nelle riunioni di Barnem a maggio e di Dahlem in ottobre, era nata la Chiesa confessante, destinata a incarnare la resistenza spirituale alla Germania hitleriana: ottantasette pastori e cinquantadue delegati rivendicarono di fronte a migliaia di persone l'autonomia non solo dallo Stato tedesco ma anche dalla Chiesa del Reich. Hitler non colpì subito né direttamente i pastori dissenzienti, sarebbe stata una mossa poco consona, all'inizio della sua ascesa, al desiderio di assoluta egemonia che lo animava. Ma già nel '36, quando alcuni membri della Chiesa confessante gli inviano un documento denunciando l'antisemitismo imperante e la scristianizzazione del popolo tedesco, il cerchio si va stringendo: il documento filtra sul Morning Post e quelli che lo hanno diffuso sono arrestati. A settembre dello stesso anno il seminario di Finkenwalde - una piccola località sul mar Baltico, allora tedesca oggi polacca - viene chiuso dalla Gestapo su richiesta esplicita di Heinrich Himmler. A Bonhoeffer, che ne era stato la guida, viene interdetto l'insegnamento e i pastori ordinati secondo la regola di Dahlem vengono dichiarati illegittimi.

Ma è proprio l'attività ecumenica di questi anni infuocati che ha dato al giovane pastore la competenza di cui vorrà servirsi Canaris per cospirare contro Hitler. Bonhoeffer ha viaggiato molto in Paesi lontani, Italia, Africa del Nord, America, Cuba, Messico: è stato, scrive Affinati, una sorta di Jack Kerouac ante litteram, in una on the road spirituale di chi parte non per perdersi, ma per capire e ritornare. Ma ciò che interessa al capo dell'Abwehr sono i contatti che ha stretto con gli ecclesiastici dei Paesi del Nord Europa, specialmente in Inghilterra, in particolare con il vescovo Bell. Sono questi i rapporti che l'agente segreto al servizio di Dio dovrà mettere a frutto, trasmettendo agli inglesi note informative sulla resistenza interna. Bonhoeffer lo farà, a costo della propria vita, ma senza risultati oggettivi per lo scetticismo che gli Alleati riservarono alla cospirazione tedesca contro il Führer. Avrebbe potuto salvarsi, ma non lo fece. Nell'estate del '39 andò a New York per occupare un posto allo Union Theological Seminary. Doveva restarci tre anni, ma dopo un mese di dubbi e pensieri divoranti decise di tornare in patria, facendo il cammino inverso a quello di molti suoi connazionali in fuga dalle tenebre naziste. Il 5 aprile 1943 fu arrestato e imprigionato nel carcere di Tegel, alla periferia di Berlino, e da lì cominciò poi il viaggio che attraverso altre sempre più dure reclusioni lo avrebbe portato a morire non ancora quarantenne a Flossembürg due anni dopo. Elegante, raffinato, amante del cinema e del teatro, della letteratura e della buona tavola, imbattibile al tennis da tavolo e infaticabile al pianoforte, Bonhoeffer prese il carcere come un cammino di perfezione: «Questa prigionia per me è una cura drastica e salutare sotto diversi aspetti», scriveva il 29 novembre del 1943. Da lì inviò alla famiglia e soprattutto al suo discepolo Eberhard Bethge le lettere che andranno poi a costituire il testo di Resistenza e resa , uno dei libri chiave per ripensare la teologia cristiana dopo la catastrofe della guerra, dove in poche e stringenti parole sconfessa quella che diverrà la giustificazione obbligata dei nazisti processati dopo la guerra: la logica del dovere. Bonhoeffer oppone alla nozione di dovere quella di responsabilità e avverte: "L'uomo del dovere alla fine dovrà compiere il proprio dovere anche nei confronti del diavolo." 

 

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